Questa volta parliamo dei nomi dei modelli. La scelta del nome non è mai casuale, proviamo a spiegarla fin dalle origini. 

Mati Putters prende il nome dalla primogenita di Mastro Seliano, Matilde. I primi due modelli vengono identificati semplicemente da una numerazione progressiva con numeri romani.  

MATI I e MATI II

I primi modelli Mallet sono comparsi in concomitanza con la nascita del secondo figlio di Seliano, per questo motivo la linea dei Mallet si è differenziata da quella Blade prendendo le iniziali di Gabriele, neonato nel Settembre 2013. 

Nel 2014 vengono alla luce altri due modelli entrambi Blade quindi facenti parte della linea MATI. Questa volta per il Mati III e per il Mati IV è stato scelto un vero e proprio nome. 

Mati III è diventato MATI SL Steel e MATI SL Bronze (nella versione in bronzo) . Questa scelta in onore della collaborazione avvenuta tra Seliano e Lorenzo Vergari, Club Maker, durante la progettazione del modello. Le iniziali dei nomi di battesimo decidono la sigla SL per un modello che si ammorbidisce nelle forme rispetto ai predecessori e che acquisisce il particolare inconfondibile della Pipetta con offset avvitata alla testa.

Il MATI IV invece ha una storia particolare, che meriterà certamente un post dedicato. Il nome definitivo sarà MATI Mamo, ma avrà anche un secondo nome, Fé. Tutto questo in onore di due amici golfisti che ci hanno entrambi lasciato troppo presto e che sono ricordati per sempre sulle teste di questo Putter. 

La numerazione progressiva dei modelli fa parte di una consuetudine nella fase di produzione che a volte rimane l'unica scelta. 

Personalmente ritengo che un bastone come il Mati non abbia bisogno di un riconoscimento diverso da quello determinato da una progressione numerica. La qualità del materiale e del prodotto non ha bisogno di altro se non di una sviluppo costante e deciso verso la perfezione. 

Mi piace pensare a questi putters con la loro numerazione progressiva. Naturalmente l'ultima parola spetta al Mastro, lui pensa , crea e produce dando vita e forma a un pezzo grezzo di oltre due kg di acciaio e quindi è giusto che sia lui a metterci l'ultima parola. 

Per questo continueremo a spiegarvi anche in futuro la genesi dei nomi, sperando di soddisfare la vostra curiosità.